Olio di oliva: panoramica sui vari tipi di olio

Olio di oliva: panoramica sui vari tipi di olio

Olio di oliva

Il leggendario olio di oliva italiano, un mito senza tempo. Ma lo conosciamo, poi, effettivamente davvero bene?

Delizioso, gustoso, così prezioso per il nostro benessere, l’olio di oliva è da sempre un più che fidato amico. Per i più, l’olio d’oliva e un qualcosa che viene ad essere estratto dalle olive. Un concetto semplice che vede da una parte le olive, dall’altra una macina e il risultato dato è, appunto, un prezioso liquido chiamato olio.

Non per nulla, una delle icone classiche è propriamente quella che vede un frantoio ove vi sono delle ruote di pietra che girano e schiacciano le olive. Una visione classica, semplice, una icona forse con po’ troppi tratti bucolici. Di fatto, nel corso del tempo si è andata a complicare.

L’evoluzione porta con sé il bisogno di voler catalogare, definire nel più che minimo dettaglio. Un tempo, dove regnava una maggiore semplicità esisteva l’olio buono e l’olio meno buono.

Oggi, il consumatore deve destreggiarsi tra olio extravergine di oliva e olio di oliva vergine, sapere cosa sia un olio di oliva lampante, informarsi su l’olio di oliva raffinato, comprendere cosa possa essere un olio di oliva composto.

Senza poi dimenticare l’olio di sansa di oliva, l’olio di sansa di oliva raffinato oppure greggio, come pure l’olio DOP o biologico.

Acquistare dell’olio è diventata una specie di scienza. Vediamo quali siano i vari tipi di olio di oliva che possiamo trovare in commercio.

Le tipologie Olio di Oliva

Anche se è da millenni che lo usiamo, si deve essere onesti e ammettere che quando si tratta delle varie tipologie di olio di oliva esiste un po’ di confusione.

Non per nulla, negli scaffali dei negozi e dei supermercati, ogni consumatore trova davanti a sé una ampia gamma. Vi è l’olio di sansa, quello extravergine e l’olio vergine, per fare un semplice e diretto esempio.

Differenze che possono creare confusione e, per certi versi, confondere e che, purtroppo, alle volte permettono anche il diffondersi di proprie e vere frodi alimentari.

Per facilitare il consumatore a ricordare e comprendere le varie tipologie di olio che si possono trovare in commercio, vediamo di fornire una semplice ed intuitiva suddivisione.

Olio di oliva

Originario prodotto appartenente alla tradizione agroalimentare mediterranea, con il termine olio di oliva si intende un prodotto che è estratto da quelli che sono i frutti dell’olivo, cioè le olive. L’olio di oliva, poi, si diversifica a secondo delle varie tipologie.

Olio extra vergine

Definizione che deve essere attribuita esclusivamente ad una produzione ottenuta per via meccanica. Per considerarsi extra vergine, l’olio deve, poi, andare a soddisfare delle particolari e dettagliate caratteristiche chimiche.

Senza dilungarsi troppo in elenchi, è sufficiente ricordare quella considerata più importante e, cioè, quella che tecnicamente esprime un determinato contenuto di acidità. Questo valore viene ad essere indicato in acido oleico, e per essere olio extra vergine non deve essere superiore allo 0,8%.

Ovviamente, questa acidità non può essere rilevata tramite un semplice assaggio, ma viene ad essere rilevata attraverso una specifica analisi chimica. Invece, il palato assaggiando un vero olio extra vergine, potrà provare un gusto fruttato di oliva.

Dal momento che per olio di oliva extravergine si parla di estrazione meccanica, è opportuno, seppure sinteticamente, chiarire cosa si intende.

Estrazione Meccanica – Come è facilmente intuibile dalla parola stessa, questo processo prevede una estrazione dell’olio che avviene esclusivamente attraverso l’utilizzo di apparati che sono di tipo meccanico. In termini più comprensibili, si intende un processo nel quale non sono utilizzati procedimenti chimici volti ad ottenere una estrazione di olio.

Olio vergine

Non è una tipologia di olio né inferiore né superiore, ma è un prodotto che propone esclusivamente una diversa tipologia di acidità. Infatti, l’olio vergine è caratterizzato da un livello di acidità che è superiore allo 0,8% ma che deve essere inferiore al 2%.

Olio di sansa

Ovviamente, come in tutte le estrazioni si produce un certo quantitativo di cosiddetto scarto. Anche se il termine può far pensare male, è bene ricordare che nel caso dell’olio, la sansa è il materiale solido che si ottiene procedendo ad una estrazione meccanica.

Questa materia grassa, quindi, può essere ancora utilizzata. L’olio di sansa, per poter divenire commestibile, prevede, perciò, una aggiunta o di un olio di oliva vergine oppure di olio extra vergine

Fino ad esso abbiamo visto una classificazione che vede come punto di partenza una estrazione dell’olio attraverso l’uso esclusivo di mezzi meccanici. Tuttavia, si può intervenire anche tramite una raffinazione chimica e, qui, per il consumatore, si creano evidenti problemi.


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