Le incredibili storie di Castello Errante e del Castello di Montenero Sabino

Le incredibili storie di Castello Errante e del Castello di Montenero Sabino

I racconti di Adele Dell’Erario, ideatrice di Castello Errante, la prima Residenza Internazionale del Cinema

Qualche settimana fa ci siamo imbattuti, quasi per caso, in questo progetto cinematografico che ha fatto della Sabina il set delle sue produzioni. Quasi per caso diciamo – perché, al contrario di quanto si possa pensare, la Sabina è piena di iniziative, cose da fare, da vedere ed eventi a cui partecipare. Talmente tante che a volte è difficile stare dietro a tutte e, ancor prima, sapere della loro esistenza.

Abbiamo così scoperto Castello Errante, la prima Residenza Internazionale del Cinema, e abbiamo conosciuto Adele Dell’Erario, ideatrice di questo progetto che da due anni coinvolge 20 ragazzi under 35, provenienti dalle più importanti Scuole di Cinematografia italiane e dell’America Latina.

Base operativa del gruppo per un intero mese: la Sabina!

Eravamo curiosi, soprattutto di sapere come piccoli paesi come quelli sabini, in cui una faccia estranea viene sempre guardata con attenzione e interesse e passata letteralmente allo scanner, abbiano accolto questo progetto.

Adele, nella chiacchierata che ti raccontiamo qui sotto, ha soddisfatto le nostre curiosità e ci ha svelato il paese che ospiterà la terza edizione di Castello Errante.

Ti consigliamo di leggere fino in fondo perché scoprirai che probabilmente il Castello di Montenero Sabino, sede della prima residenza, non sia proprio così “disabitato” 😉


Ciao Adele! Raccontaci come nasce l’idea di Castello Errante!
L’idea nasce nell’estate del 2016, durante un mio lungo soggiorno a Ostia, dove seguivo un progetto di inserimento lavorativo di alcuni ex detenuti. Non fu quel lavoro ad ispirarmi, ma sicuramente la tranquillità del lungomare di Roma, in uno dei momenti più delicati che cambiò radicalmente il volto di uno dei quartieri più interessanti della Capitale.
Avendo lavorato anche nel campo dell’arte e considerando l’esperienza delle residenze artistiche un grande motivo di crescita e formazione per i giovani creativi, pensai che potesse essere interessante trasferire il modello della residenza anche al campo del cinema.
A quel punto cominciai le mie ricerche per valutare la reale fattibilità e fattività della cosa.

Esistono altrove progetti simili a quello di Castello Errante?
Esistono certamente esperienze con le quali Castello Errante possiede dei punti in comune, anche in Italia. Campus, soggiorni, appuntamenti culturali che mettono a confronto personalità differenti attorno a tematiche di carattere cinematografico.
Certamente, però, un progetto concepito attraverso lo sviluppo di tre grandi aree (formazione, produzione, promozione) strutturate nel dettaglio in modo che siano interconnesse, funzionali e produttive, rappresenta un sistema innovativo nel campo delle residenze e, molto probabilmente, un caso esclusivo nel settore cinematografico.
Nello specifico, poi, durante le prime tre edizioni, Castello Errante ha intrapreso un percorso mirato con i Paesi dell’America Latina ed è molto probabile che in tal senso sia l’unico nel suo genere.
Il mondo è grande, però, e molto spesso nascono idee simili in luoghi differenti: per questo è impossibile rispondere con assoluta certezza a questa domanda.

Castello Errante è un’opportunità unica per la Sabina, un ottimo modo per far conoscere questo territorio in tutti i luoghi in cui il cortometraggio approda una volta prodotto. Perché proprio la Sabina come Residenza Internazionale del Cinema?
La Sabina, come molte altre terre in Italia, è un luogo ancora inesplorato, ricco di borghi straordinari e di una natura estremamente generosa.
Inoltre è a un passo da Roma, che è il più importante punto di riferimento per la formazione e la produzione nel campo dell’audiovisivo. Questo fa della Sabina un luogo perfetto per un progetto che intende coniugare scoperta e valorizzazione del territorio, con l’interesse per tutta la filiera dell’audiovisivo.

Chi vi ha aiutati nella fase logistica, nella scelta del luogo e negli spostamenti? Avete avuto una mano dalle persone sul posto?
Ogni edizione è stata caratterizzata da un percorso differente. La prima è stata ospitata nel borgo di Montenero Sabino e nel suo incantevole Castello Orsini; la seconda nella splendida Abbazia dei Santi Quirico e Giulitta, più vicina alle zone colpite dal sisma del 2016. La terza sarà ospitata nel Comune di Torri in Sabina.
In ogni caso la collaborazione delle persone del posto è stata preziosa, sia che essa provenisse da privati cittadini, che da amministratori, associazioni, imprenditori, enti pubblici.
Il progetto ha suscitato sempre un grande interesse e senza la curiosità e la generosità della gente del posto si può dire che non avremmo mai potuto realizzarlo.

In Sabina – quando in giro si vede qualche faccia nuova – si ha subito la curiosità di sapere a chi appartiene quel volto? Da dove venga quella faccia? A voi è capitato che gli abitanti del posto vi abbiano fatto “il terzo grado”? Come siete stati accolti?
Assolutamente sì, e devo ammettere che è stato sempre molto divertente.
Molti dei ragazzi ospiti dell’iniziativa provengono da metropoli dell’America Latina, come Lima o Santiago de Chile, e quindi spesso hanno abitudini differenti da quelle delle nostre province.
Il contatto tra culture e mentalità tanto diverse ha creato sempre sinergie interessanti e spunti di riflessione mai scontati. Raramente la curiosità delle persone del posto si è esaurita al primo contatto con gli “ospiti” del progetto; quasi sempre invece ha portato alla nascita di nuovi interessi, nuove amicizie ed esperienze condivise.

Il 2019 è l’anno della terza edizione del progetto. Come è evoluto Castello Errante nel corso delle prime due?
La prima edizione del progetto è stata un vero e proprio esperimento. Nessuno sapeva realmente cosa sarebbe potuto accadere. L’entusiasmo degli studenti, delle scuole internazionali coinvolte, delle Ambasciate e dei luoghi che hanno ospitato l’iniziativa, ci hanno convinti a proseguire.
E così già la seconda edizione ha visto l’ingresso nel progetto di nuovi Paesi (Cuba e Uruguay), nonché la nascita di un percorso di formazione più strutturato che ha visto la partecipazione attiva di docenti provenienti dalle Scuole di cinematografia più importanti d’Italia e dell’America Latina.

Le novità della terza edizione?
Le novità della terza edizione sono molteplici ed estremamente importanti.
In primo luogo la prima settimana della residenza – dedicata alla pre-produzione dei lavori che verranno realizzati in Sabina – si svolgerà presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e questo rappresenta senz’altro un grande motivo di interesse a livello formativo per gli studenti che partecipano al progetto, sia Italiani che stranieri.
Dopodiché tutto Castello Errante si sposterà in Sabina per le tre settimane successive, e precisamente nel Comune di Torri in Sabina: luogo splendido nel quale abbiamo incontrato fin da subito l’interesse e la sensibilità dell’Amministrazione locale e dei suoi abitanti.
In ultimo, l’ingresso nel progetto di altri due nuove Paesi, Mexico e Repùblica Dominicana, attraverso il coinvolgimento di docenti e studenti provenienti dalle loro scuole di cinema più prestigiose. Questo dato porta a dieci il numero dei Paesi Latino Americani coinvolti nell’iniziativa.

Prima di salutarci Adele, raccontaci un dietro le quinte di Castello Errante, un aneddoto, un fatto simpatico, una curiosità!
Uno dei ricordi più belli che ho risale a una notte trascorsa nel borgo che ospitava la prima edizione.
Un tutor tecnico e alcuni studenti erano di ritorno dai sopralluoghi fatti lungo un fiume poco distante, atti a fornire loro le informazioni necessarie sulla luce per alcune riprese notturne del cortometraggio che si apprestavano a girare i giorni a seguire.
Tutto il paesaggio era sormontato da questo incantevole castello del IX secolo che governava incontrastato i fitti e neri boschi di Montenero Sabino.
Il Castello Orsini era diventato il luogo che ospitava i loro studi di produzione e i laboratori creativi. I ragazzi ormai ne conoscevano ogni angolo.
Quella notte quando giunsero nel Castello per depositare le attrezzature tecniche, trovarono molte cose fuori posto. Cercarono di capire se si trattasse di un furto, ma niente era stato portato via.
Qualcosa era stato spostato da una stanza all’altra per ragioni incomprensibili.
Ovviamente vennero a svegliare sia me che i ragazzi che non avevano partecipato ai sopralluoghi, per provare a capire insieme cosa potesse essere successo. Nulla. Nessuno ebbe una spiegazione.
Ci raggiunse così anche qualche abitante del posto che aveva notato i nostri movimenti notturni e ci intrattenne a raccontarci di passaggi sotterranei e porte segrete.
Ovviamente nessuno seppe mai se si trattò di uno scherzo divertente; di certo fu una notte magica, che trascorremmo ad ascoltare le incredibili storie che ogni castello custodisce e che decidemmo anche noi di lasciare avvolte nel mistero.


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