Birra artigianale della Sabina

Birra artigianale della Sabina


I birrifici sabini punteggiano il territorio e fanno fiorire un importante settore produttivo, quello della birra artigianale sabina. La tradizione e l’innovazione si fondono in prodotti a volte anche rivoluzionari frutto di sperimentazioni, che non mancano certo di coraggio. Alla base, però, restano sempre le materie prime locali: l’acqua di fonte che sgorga dalle montagne sabine, la genziana, le castagne, il farro e la frutta.

Bionda o rossa, in Sabina facciamo la birra

La Sabina, con la sua spiccata vocazione agropastorale, i piccoli borghi, i ritmi che, se si escludono i centri più grandi, sono ancora lenti, a misura di uomo, sembra fatta apposta per circondare quei piccoli birrifici artigianali, messi su con tanta passione, che oggi ne puntellano il territorio.

L’homebrewing, l’hobby diventato professione

Complice la diffusione, ormai davvero capillare, di internet nelle case del mondo occidentale, si assiste negli ultimi anni alla crescita del numero di quanti si dedicano all’homebrewing, termine con cui si designa la pratica dell’auto-produzione casalinga della birra. Un hobby che, con la giusta attrezzatura – online e nei negozi specializzati si trovano kit per tutte le tasche – regala grandi soddisfazioni ai cultori di questa bevanda.

La pratica di questo passatempo, e i primi gustosi risultati, hanno favorito la nascita di piccole realtà imprenditoriali in tutto il paese.

Quali sono le differenze tra birra artigianale e birra industriale

Innanzitutto la prima vistosa differenza tra la versione artigianale e quella industriale sta nell’assenza di pastorizzazione, tanto che la birra artigianale viene definita anche “cruda”. Inoltre, quest’ultima difficilmente viene filtrata, e già queste due notevoli difformità rispetto al prodotto industriale determinano una data di scadenza più breve, di pochi mesi quando non di settimane.

Aspetto ulteriormente rafforzato dalla stagionalità dei prodotti spesso utilizzati per aromatizzare la bevanda: siamo, evidentemente, ben lontani dalle logiche che devono, giocoforza, guidare stabilimenti industriali che devono vendere tutto l’anno, tra l’altro in grandi quantità per ottenere profitti e copertura dei costi sostenuti.

Quindi, le grandi differenze stanno in questi aspetti:

  • Filiera corta: i birrifici artigianali si rivolgono ai produttori del luogo, di cui vogliono valorizzare i sapori e i prodotti tipici;
  • Stagionalità dei prodotti: alcune varietà di birra vengono aromatizzate con prodotti della terra che, semplicemente, non vengono raccolti tutto l’anno;
  • Scadenza breve: la birra artigianale non viene pastorizzata e filtrata, e inoltre non presenta conservanti artificiali, e ciò comporta la necessità di consumarla entro pochi mesi.
  • Vendite a km 0: questo deriva dalle altre caratteristiche elencate. Dal momento che la birra artigianale non ha una lunga scadenza, e non ha al suo interno conservanti, stoccarne le bottiglie e le lattine per lungo tempo o trasportarle a lunga distanza sono operazioni evidentemente incompatibili;
  • Limitate quantità di prodotto: con l’artigianalità e la cura manuale può essere immesso in commercio un numero limitato di ettolitri;
  • Il prezzo più alto: una bottiglietta da 33 cl difficilmente costerà meno di 3,50 euro.

Gli ingredienti della birra, da quelli obbligatori…

Al birraio rimane una grande libertà nel farsi guidare dall’estro nell’abbinare ingredienti e sapori, ma la birra si fa, essenzialmente, con quattro ingredienti: acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito. Abbiamo citato in primis l’acqua perché si tratta dell’ingrediente più rappresentato, siamo tra l’80 e il 90% della composizione: da questo è facile dedurre come le sue caratteristiche, se sia più o meno calcarea, per esempio, incidano profondamente nel sapore finale. E, quando parliamo di birrifici della provincia di Rieti, difficilmente parliamo di qualcosa di diverso di acqua di fonte, di alta quota.

Il malto d’orzo è il risultato della maltazione dell’orzo, processo chimico piuttosto complesso che, in estrema semplificazione, comporta la trasformazione dell’orzo in malto, passando per la germinazione dell’orzo, la sua essiccatura e infine la tostatura. A seconda della temperatura a cui questa avviene, si otterrà un malto nero, ambrato e caramello – cambiando nettamente la fisionomia e, ovviamente, anche in questo caso, il sapore finale. La maltazione è indispensabile, in quanto permette l’intervento del lievito.

Il luppolo è forse l’ingrediente più ricordato nell’elenco, nell’immaginario di tutti, consumatori e non. I fiori di questa pianta rampicante vengono aggiunti durante la procedura di ebollizione del mosto e, a seconda del tipo di luppolo impiegato, si otterrà una nota aromatica molto diversa. Ovviamente, ogni ricetta solitamente contempla più tipi di luppolo, proprio per questa varietà.

Infine, il già menzionato lievito è il responsabile della fermentazione, che metabolizza gli zuccheri e li rende alcool etilico e anidride carbonica. Fin qui, parliamo di elementi obbligatori, il cui utilizzo è indispensabile perché la bevanda prodotta possa chiamarsi birra, secondo la legge.

…a quelli fantasiosi

I birrai possono davvero sbizzarrirsi, nella scelta degli ingredienti secondari. Li definiamo secondari in quanto non indispensabili a definire tale la birra, ma occorre sottolineare come siano questi a dare l’impronta vera, di sapore e profumo, al prodotto, che può discostarsi anche di molto rispetto ad altri, che pure si fregiano dello stesso nome.

È il caso, per esempio, della genziana, una radice anche molto difficile nell’uso, in quanto nelle dosi sbagliate può coprire tutto il resto, e arrivare alla bocca con tutta la sua portata amarognola. O ancora della canapa, che, in abbinamento con il luppolo, crea un retrogusto amaro e speziato.

In ogni caso, si può usare davvero di tutto: dai petali di rosa, al basilico, all’anice, fino al miele – di tutti i tipi, e con risultati finali molto diversi tra di loro – al peperoncino, alle ostriche. Davvero, non vi resta che assaggiare, la scelta non manca di certo.

I birrifici artigianali sabini, l’amore per la propria terra e la ricerca costante dell’innovazione

Queste nuove realtà imprenditoriali che animano il tessuto economico sabino nascono, spesso e volentieri, da esperienze all’estero, soprattutto nel Nord Europa, dove la birra è davvero parte integrante della cultura e degli usi della gente, e dalla scoperta di birre completamente diverse dal consueto.

E dal ritorno in Italia con queste nuove esperienze in valigia, alla base della nuova prospettiva di creare qualcosa di simile anche qui, ma utilizzando gli ingredienti locali. E quindi castagne, farro, frutta sono i prodotti sabini che vengono scelti, adottati nella consapevolezza di voler promuovere la propria terra, i suoi sapori, e di rispettarla cercando di limitare l’impatto ambientale – persino i lieviti sono autoctoni, e provengono dai frutteti locali. Una terra che viene spesso omaggiata anche nei nomi stessi delle aziende e delle varie birre.

Qui, però, non parliamo solo di rispetto delle proprie radici, ma anche, e soprattutto, di innovazione. Le lavorazioni dei prodotti avvicinano irresistibilmente il mondo della birra a quello del vino, contaminando i due mondi con esiti sorprendenti. Alcune birre sono prodotte partendo da mosto d’uva, e altre vengono lasciate fermentare e maturare in grandi botti di rovere, o addirittura in anfore di terracotta.

Piccola nota dolente: la birra non fa latte

Noi di Scopri la Sabina siamo grandi fan dei detti popolari e dei consigli delle nonne. Tuttavia, ci preme sfatarne uno, pure estremamente radicato, e perseguito da puerpere voluttuosamente sorde alla verità scientifica.

La birra non aiuta la produzione di latte materno, o meglio, non lo fa più di qualsiasi altro liquido che la neo mamma possa ingerire. Il nostro consiglio è quello di bere tanta acqua, e, magari, aiutarsi con tisane al finocchio, camomille e tè, ovviamente deteinato. Tanto più che l’alcool della birra, che viene secreto nel latte, arriva al bambino, il quale in tal modo lo assume, con gravi possibili danni, tanto maggiori quanto maggiore sarà la quantità ingerita dalla mamma, al sistema nervoso. Quindi, care mamme, astenetevi dal boccale sia durante la gravidanza che durante l’allattamento.

Eventi e manifestazioni dedicate alla birra artigianale sabina

In Sabina, va detto, queste birre piacciono molto. E piacciono così tanto che stanno fiorendo svariate iniziative intorno a loro, volte a celebrarle, a farle conoscere, ma anche, perché no, a gustarle. La birra è sinonimo di convivialità, di informali chiacchiere in un pub, di una pizza tra amici.

E cosa c’è di più conviviale e allegro, di una bella manifestazione, all’aperto, nel bel mezzo di stand gastronomici, nei meravigliosi borghi sabini? Se a Nazzano, in provincia di Rieti, si svolge tradizionalmente il Sabina Beer Fest, a Passo Corese, frazione di Fara in Sabina (RI) si svolge il Festival della Birra Artigianale – anche in questo caso, l’ultima occasione c’è stata nel 2019.

Sempre in provincia di Rieti, ma a Borgorose, si tiene invece la manifestazione Birra del Borgo Day: una deliziosa villa comunale vi accoglie tra giochi per bambini, chioschi e intrattenimento musicale e, ovviamente, la birra del posto.

Le sagre e gli eventi

Sabina Beer Fest
Nazzano (RM)
Metà giugno
Festival della Birra Artigianale
Passo Corese – Fara Sabina (RI)
Ottobre
Birra del Borgo Day
Borgorose (RI)
Giugno

Dove si produce

Accumoli (RI)
Borgorose (RI)
Poggio Mirteto (RI)
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