Il Palio del Velluto di Leonessa

Il Palio del Velluto di Leonessa

Una gita in Sabina fuori porta e fuori dal tempo

L’idea giusta, magari, per inaugurare la tua estate con un’esperienza fuori dal tempo: il Palio del Velluto a Leonessa, cittadina medievale in provincia di Rieti. La manifestazione si tiene l’ultima settimana di giugno, in occasione della festa di San Pietro – un tempo patrono della città – e qui potrai immergerti in un’atmosfera cinquecentesca. Se sei di Roma, poi, il 29 giugno è la festa dei Santi Patroni: quale miglior occasione per fuggire dal caldo afoso della città, distante solo un paio di ore di automobile, che un giorno di festa di inizio estate? E, allora, si parte per la Sabina!

Le origini della manifestazione e la sua rinascita

Non è di certo originale, da parte nostra, definire Leonessa come una “piccola Siena”, ma d’altronde il Palio del Velluto la avvicina irresistibilmente, nell’immaginario collettivo, e anche nel nostro, alla città di Piazza del Campo. A contendersi la conquista del pallium in giochi e gare molto coinvolgenti sono i Sesti, ovvero i sei rioni in cui fu divisa Leonessa dopo la sua fondazione. I Sesti di Corno, Forcamelone, Poggio, Croce, Terzone e Torre prendono i loro nomi proprio dai sei castelli che diedero origine alla città, fondendosi nel 1278 sotto la regia di Carlo d’Angiò.

Il pallium di Leonessa

Il pallium in latino significa mantello. Nell’Antica Roma il pallio non era altro che un drappo che veniva indossato sopra la tunica. Già usato dai Greci, il pallio si preferiva spesso alla toga, quando non fosse d’obbligo indossarla. Per estensione, con il tempo, il pallium indicò anche il telo degli stendardi.

A Leonessa il pallium consisteva proprio di un drappo di velluto rosso, lungo sei braccia e che costava 13 carlini d’argento, pari al prezzo di una pecora. Il velluto all’epoca era un tessuto pregiatissimo, scelto per mostrare l’importanza della manifestazione: più la stoffa usata per il drappo con cui premiare il vincitore aveva valore, maggiore era anche il valore del Palio.

Le origini della manifestazione sono molto antiche: venne organizzata ininterrottamente dal 1464 al 1557, quando fu bruscamente interrotta. Il Palio era così tanto vissuto e sentito dai leonessani che la contesa portava spesso allo scoppio di tafferugli tra il pubblico. Quelli del 1557 furono tanto gravi da costare la vita a quattro persone. È proprio in seguito a questo evento che la manifestazione fu sospesa.

A riportarla in vita nel 1997 è stata l’Amministrazione Comunale, grazie al ritrovamento di testi scritti che la descrivevano. Da allora, l’ultimo fine settimana di giugno, ha ripreso vita la gara tra i Sesti, in cui, oggi come allora, viene messo in palio il prezioso stendardo, conservato per un anno dal Sesto vincitore.

Oggi al palio si aggiunge anche la rievocazione dell’entrata in città, avvenuta nel 1541, di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V a cui Leonessa era stata donata in feudo.

E infatti la manifestazione, forse più che una gara, oggi è soprattutto una rievocazione storica, cui partecipano seicento figuranti e la madonna del Sesto vincitore dell’anno precedente, che impersona proprio Margherita. Proprio in quest’ottica di riproposizione e di lettura della storia leonessana va considerata la presenza, ogni anno, di una delegazione da Gonesse, cittadina francese patria degli Angioini con cui Leonessa è gemellata. L’atmosfera è magica e tutto è volto a far dimenticare il moderno mondo contemporaneo e a rivivere il Cinquecento e il Rinascimento.

Il legame tra Leonessa e Margherita

Margherita era la figlia naturale di Carlo V, a cui il padre donò un’educazione e una vita da nobildonna. Non solo, le fece omaggio anche di questa cittadina, dai cui abitanti questa raffinatissima signora seppe farsi amare. Sotto la sua guida, Leonessa crebbe sotto l’aspetto artistico-architettonico: a titolo di esempio, basti citare la fontana monumentale della piazza principale, tuttora visibile, che fu realizzata proprio in quegli anni.

Ma anche dal punto di vista economico l’influenza di Margherita fu benefica, in quanto la decisione di abolire le tasse sull’acquisto del bestiame fuori dai confini del regno permise il fiorire della lavorazione della lana e in generale del tessile. Da qui deriva il nome del Palio del Velluto, omaggio a questa attività così fiorente a Leonessa. Lo stesso stendardo del Palio è un drappo rosso di velluto di gran pregio.

Gli appuntamenti del Palio del Velluto: dal venerdì…

Palio del velluto di leonessa: Torneo della Palla Grossa
Palio del velluto di leonessa: Torneo della Palla Grossa – Foto di Silvia Martoni
Anche se, in alcune edizioni, già il giovedì porta in città eventi di piazza come competizioni tra musici e tamburini, è il venerdì il giorno in cui si inaugura davvero il Palio. Vengono aperte le taverne, in cui si possono gustare piatti rinascimentali, acquistabili solo spendendo carlini, che si ottengono nei banchetti di cambiavalute sparsi per le vie di Leonessa.

Il sindaco conferisce le chiavi della città al Capitano del Popolo, e con questo gesto gliene cede le redini. Sarà lui a governare, fino alla fine delle celebrazioni, e sempre lui, insieme al Vescovo, ad investire i sei cavalieri, uno per Sesto, che si scontreranno nel Palio la domenica. A questo punto, prende avvio il torneo della Palla Grossa , gioco simile al calcio fiorentino, che prosegue anche il giorno dopo.

Che cos’è la Palla Grossa?
Nel gioco della Palla Grossa, il campo è strutturato con un’area di gioco, due aree di porta, definite feudi, e due porte, i castelli. Finora, sembrerebbe simile al calcio attuale, senonché le porte – ops, i castelli! – sono balle di paglia una sull’altra, per un’altezza totale di un metro e mezzo, a costruire proprio una sorta di struttura con un buco al centro, in cui la palla deve andare a finire per decretare una segnatura.

Si può segnare e gestire il pallone con le mani, le braccia, la testa, il corpo, i piedi. Ci sono 5 giocatori per ogni squadra – composta da donne, uomini o mista – che si fronteggiano in una partita di 20 minuti.

…alla domenica

Palio del velluto di leonessa: Gara del Pane
Palio del velluto di leonessa: Gara del Pane – Foto di Silvia Martoni
Oltre alla prosecuzione degli scontri tra le squadre del torneo della Palla Grossa, il sabato prende il via anche la Gara del Pane, in cui sei donne, una per Sesto, affrontano una corsa a tempo ognuna con in testa una tavola con sopra una pagnotta di pane di un chilo.

Nel pomeriggio, la rievocazione storica, con l’ingresso di Margherita e della sua corte; solitamente, alla solennità dell’evento, contribuiscono sbandieratori e rulli di tamburi. Un corteo storico allegorico, di cui fanno parte i nobili, con i loro abiti regali, ma anche i rappresentanti delle corporazioni, sfila per Leonessa: i membri sono tutti abbigliati con una precisione storica rigorosa.

Il vero clou dell’evento rimane la gara equestre della domenica, la Giostra del Velluto, in cui si disputa la Gara dell’Anello, che decreta il Sesto vincitore. La nuova Madonna, che l’anno successivo interpreterà Madama Margherita, viene investita dell’onore, ricevendo una collana con i colori di tutti i Sesti. A tutte queste occasioni fanno da cornice concerti, eventi culturali e convegni, sfilate di sbandieratori, spettacoli pirotecnici e, soprattutto, l’ottima cucina leonessana.

Gli abiti rinascimentali dei figuranti nei cortei, preziosi e ricercati

Palio del velluto di leonessa: Rievocazione Storica
Palio del velluto di leonessa: Rievocazione Storica – Foto di Silvia Martoni
Ai cortei partecipano leonessani e anche persone non residenti nella città ma che da essa traggono le proprie origini familiari. Tutti abbigliati con precisione storica accuratissima. L’Ente Palio, nel 1998, ha creato una sorta di catalogo di abiti utilizzabili per la rievocazione, basandosi su dipinti rinascimentali, in particolare quelli del pittore lombardo Giovan Antonio Fasolo (1530-1572), abile ritrattista che ha immortalato nelle sue tele moltissime dame dell’epoca con gran dovizia di dettagli.

Da quel catalogo, l’Ente ha fornito alla popolazione dei “kit di montaggio”: le stoffe e i modelli per realizzare il proprio abito di famiglia. Era l’unico modo, per gli organizzatori, per ottenere un buon numero di abiti – in maniera economicamente sostenibile – e quindi di figuranti, per popolare la manifestazione. Questi abiti, sontuosi e ricchissimi di passamanerie, perle, strati di stoffe diverse, non hanno bisogno solo di grande maestria per la realizzazione, ma anche di molta manutenzione.

Leonessa è famosa anche per la Festa della Patata
La patata leonessana, una delle varietà più pregiate d’Italia, e la Festa che ogni anno si celebra in suo onore contribuiscono alla notorietà di questo borgo sabino insieme al Palio del Velluto. La prelibatezza della patata che si produce qui è dovuta essenzialmente al clima di cui gode la cittadina del reatino, ma anche alla conformazione del territorio.

La malfona, l’agria e la desirée, le qualità qui coltivate, sono le protagoniste della Festa della Patata che si svolge in ottobre, dove gli avventori possono gustarle abbinate al tartufo, negli gnocchi, nella schiacciatina, nella rescallata, dove patate bollite tagliate a listarelle vengono saltate in padella con olio, cipolla e pancetta. Una prelibatezza, a prova di pasticcioni!

Come arrivare a Leonessa

Dai uno sguardo alla cartina: Leonessa si trova in provincia di Rieti, nell’area della Sabina, in quel lembo di Lazio che quasi si incunea tra Umbria e Abruzzo.
Da Roma, in automobile, si possono percorrere prima la E35, poi la Strada Statale 4 in direzione Rieti, e infine la Strada Statale 79.
Da L’Aquila, la Strada Statale 17 è solitamente la scelta più rapida in termini di traffico e numero di chilometri.


Grazie a Silva Martoni (IG @silvia.martoni) per le foto.


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