Antichi grani di Rieti: il Senatore Cappelli e il Rieti Originario

Antichi grani di Rieti: il Senatore Cappelli e il Rieti Originario


Tutto ebbe inizio con le ricerche dell’agronomo Nazareno Strampelli che, dalla sua Cattedra di Agricoltura a Poggio Mirteto, fu attratto dal grano di produzione locale: il Rieti Originario. Come da questo si sia arrivati alla produzione del grano conosciuto con il nome di Senatore Cappelli, attraverso studi nel campo della genetica, lo scopriamo insieme in questo articolo!

Un grano meno antico di quanto si pensi, il Senatore Cappelli

Il Senatore Cappelli è un grano di tipo antico, che nasce da una varietà denominata Rieti Originario, in quanto connaturato con la provincia reatina, e che da lì si era diffuso in tutte le parti della penisola. Complice una nuova coscienza ambientale, i consumatori più attenti alla sostenibilità e alla salute si stanno guardando intorno, e hanno scovato questa interessante varietà di grano, declinata in pasta, pane e prodotti da forno.

Con una storia interessante, che viene da lontano, e che è stata a lungo tempo dimenticata, insieme con lo studioso che le ha dato vita, l’agronomo Nazareno Strampelli (Crispiero di Castelraimondo, Macerata 1866 – Roma 1942). Oggi, vi parliamo anche di lui e delle sue scoperte, e di qualche causa rispetto all’oblio in cui entrambi sono caduti.

Se il green va di moda, meglio così

Negli ultimi anni, si assiste a un risveglio delle coscienze degli abitanti della Terra. Complice forse l’approssimarsi della “data di scadenza” del pianeta, dato a un cinquantennio da ora dagli scienziati più ottimisti, molte persone si riscoprono green. Poco male se sia l’ennesima moda, se giova all’ambiente.

E allora, ci si interroga sull’impatto ambientale del consumo sfrenato di carne, degli allevamenti intensivi, ma anche delle colture intensive, che consumano suolo e non forniscono nutrienti validi all’organismo. E, quindi, i consumatori più coscienziosi e meglio informati vanno a curiosare nei supermarket bio, e scovano grani dal nome curioso e, decisamente, sconosciuto ai più. È il caso del grano Senatore Cappelli, che porta il nome di Raffaele Cappelli.

Le ricerche di Nazareno Strampelli partirono da Rieti

Tutto ebbe inizio con le ricerche di un agronomo marchigiano dagli scarsi mezzi, Nazareno Strampelli che, dalla sua Cattedra di Agricoltura a Poggio Mirteto, fu da subito attratto dal grano del luogo, il cosiddetto Rieti Originario.

La forza di questo grano risiedeva nella sua resistenza alla malattia della ruggine, mentre il punto debole era il suo essere soggetto all’allettamento, ovvero al progressivo piegarsi delle piantine sotto la forza di vento e pioggia.

I suoi studi nel campo della genetica misero Strampelli sulle tracce di altri grani, provenienti da tutte le parti del mondo, per cercare di introdurre, tramite incroci, nel Rieti Originario, caratteristiche che attenuassero i suoi difetti.

E arrivò a mietere, è proprio il caso di dirlo, successi notevoli quando selezionò il Grano Ardito, che, con le sue peculiarità, costituì uno dei motivi per cui Mussolini poté ingaggiare la cosiddetta Battaglia del Grano. Sembravano non esserci punti a sfavore: la resa del raccolto era più produttiva, c’era una forte resistenza alla ruggine, anche i contadini si ammalavano meno di malaria, e le loro condizioni economiche miglioravano grazie all’anticipo di quell’abbondante raccolto.

L’aiuto del Senatore Raffaele Cappelli e l’intitolazione a suo nome del grano

Facciamo un piccolo passo indietro: si era nel 1907, e Raffaele Cappelli, allora deputato del neonato Regno d’Italia, si fece promotore di una riforma agraria a cui dobbiamo la prima distinzione fra grano tenero e grano duro.

Incuriosito dagli studi all’avanguardia dello Strampelli, Cappelli decise di permettergli di effettuare le sue semine sperimentali in un terreno in Puglia. Ed è per questo che la varietà rilasciata nel 1923, che prese piede rapidamente in molte parti della penisola, prende il nome da costui, nel frattempo divenuto senatore.

Molti studiosi di agronomia, attualmente, si dicono esterrefatti dall’accostamento inscindibile di Strampelli al solo grano Senatore Cappelli. Infatti, l’innovazione dello studioso è stata molto ma molto più incisiva nel campo del grano tenero, tanto che successivamente ha creato le basi per qualcosa di enorme portata, come la Rivoluzione Verde di Borlaug.  Qualora voleste saperne di più su questa affascinante e poco conosciuta figura, vi invitiamo a cercare in rete i lavori del dottor Sergio Salvi, studioso di agronomia e ricercatore che ha dedicato molti studi e ricerche al suo illustre concittadino.

L’Italia dopo il fascismo, un’eredità pesante e un’identità da ricostruire

L’Italia usciva a dir poco malconcia dalla Seconda Guerra Mondiale. Un ventennio di dittatura le aveva fatto dimenticare cosa significasse la democrazia, piangeva i suoi figli caduti in guerra, sotto i bombardamenti, o nei campi di lavoro nazisti e doveva fare i conti con quel pezzo di conflitto che per lei aveva significato una guerra civile, con repubblichini da una parte e partigiani dall’altra. Ma a fare i conti con la propria storia gli italiani non sono mai stati bravissimi, almeno nelle tendenze più manifeste. E quindi, si è preferito semplicemente dimenticare, tralasciare, non domandarsi cosa li avesse condotti nel baratro.

E se alcuni notabili, coinvolti fino a livelli imbarazzanti con il fascismo, si sono riciclati facilmente, grazie alla rete di conoscenze e amicizie altolocate, altri, semplicemente, sono stati messi al bando dal ricordo. Era più facile glissare e sorvolare che interrogarsi e chiedere scusa per il coinvolgimento di una nazione intera con un regime colpevole agli occhi del mondo.

Nazareno Strampelli e le sue innovazioni sono stati, solo, accantonati, e piano piano caduti nell’oblio; troppo compromessa la memoria del suo lavoro con il regime.

Strampelli era un vero fascista?

Bastava dunque essere attivi nel Ventennio fascista per essere considerati fascisti dai posteri? Beh, occorre dire che, all’epoca, il fascismo aveva letteralmente permeato ogni aspetto della società, e anche gli impiegatucci dei Ministeri, per poter lavorare, dovevano iscriversi al partito.

Strampelli, che aveva cominciato la sua attività di ricerca sotto governi liberali, non ne era stato particolarmente aiutato, e le sovvenzioni alla sua ricerca erano state misere quando non inesistenti. Mussolini, al riguardo, fu meno miope dei predecessori, usando le ricerche di Strampelli come freccia nella sua faretra, nel tentativo, assai ambizioso, di rendere l’Italia indipendente dalle importazioni di grano. Le cosiddette Sementi Elette, quelle selezionate da Strampelli e così denominate dal loro “papà”, furono lo strumento attraverso il quale la Battaglia del Grano fu un esperimento sostanzialmente vinto dal regime.

Alla fine degli anni Trenta, la produzione di grano era incrementata del 50% circa, mentre le importazioni erano diventate un terzo rispetto a quindici anni prima – a scapito di settori importanti come la frutticoltura da esportazioni e l’allevamento.

E, quindi, lo studioso si iscrisse al PNF nel 1925, e nel 1929 ricevette la nomina a senatore – a cui, in verità, tentò di opporsi tanto che, a Palazzo Madama, fu visto assai di rado. Se Strampelli fosse o meno convintamente fascista, non lo sappiamo. Probabilmente, da alcune ricerche fatte sulla sua vita, possiamo ipotizzare che l’adesione gli permettesse di proseguire in un importante servizio al Paese, che lui stesso era ben consapevole di svolgere.

Nel nostro Paese, spesso ci trasformiamo in tifosi, da elettori e cittadini. Ecco, a noi piace pensare, per esempio, che il nostro Nazareno Strampelli, di cui ammiriamo grandemente la ricerca scientifica, non abbia fatto parte di quei senatori che, nel 1938, hanno approvato le Leggi razziali. Queste non ebbero un voto a favore unanime, e ricevettero anche uno sparuto gruppetto di voti contro, a cui purtroppo non siamo in grado di dare un nome e un volto. Vogliamo pensare che uno scienziato, dalla mente aperta alle altre culture come testimoniano i suoi viaggi in tutto il mondo e i ricordi dei familiari che lo hanno conosciuto, non si sia macchiato, al pari di altri, di questo atto delittuoso. Ma, visto che, al momento, non possiamo riconoscere come certa nessuna delle alternative, crediamo pure quello che preferiamo, restando però aperti alla verità storica laddove essa venisse scovata.

Meno antico di quanto si pensi, quali sono le sue caratteristiche

In ogni caso, il grano Senatore Cappelli, che negli ultimi anni sta subendo una riscoperta, è alla base della stragrande maggioranza dei grani attualmente prodotti in Italia, che progressivamente lo sostituirono negli anni Sessanta essendo decisamente più produttivi.

Perché antico? Questo grano è poco più che centenario. Forse, i grani di Nazareno Strampelli vengono definiti tali per contrapporli idealmente a quelli attuali, ottenuti con mutazioni non solo di tipo genetico come nel caso dei suoi, ma con irradiazione di raggi gamma e altre operazioni, decisamente moderne. Tuttavia, l’opera dell’agronomo marchigiano fu innegabilmente innovatrice e pionieristica, avendo egli compreso che le caratteristiche giuste per una nuova agricoltura già risiedevano nei prodotti esistenti, bastava solo unirle in nuovi prodotti ibridi.

Quali sono le sue caratteristiche e come usare in cucina il Senatore Cappelli

Non c’è consenso unanime rispetto alla superiorità dei grani antichi rispetto a quelli moderni. Partiamo da quello che sappiamo per certo, ovvero che variare il più possibile la nostra alimentazione è il punto di partenza per la salute dell’organismo. E quindi, alternare il più possibile i cereali, e non fermarsi alla pasta, ma introdurre riso, farro, orzo, ovviamente tutti integrali, è indispensabile. E, perché no, evitare di limitarsi alla sola pasta di grano duro ma rivolgersi a grani antichi come il Senatore Cappelli, il Saragolla e ce ne sono molti altri italiani, senza dover rivolgersi necessariamente a blasonate varietà d’oltreoceano divenute marchi registrati – e, quindi, sostanzialmente carissime.

Il grano Senatore Cappelli viene prodotto con metodo biologico. Deve essere prodotto con metodo biologico perché, incredibilmente, pesticidi e fertilizzanti lo danneggiano, facendo crescere troppo alte le spighe che, quindi, si spezzano. È facilmente digeribile, in quanto presente poco glutine, e, secondo alcuni studi, contiene molti flavonoidi e antiossidanti. Notevole anche l’apporto proteico.

Come cercarlo nel supermercato? Lo potete trovare sia come farina, che declinato in prodotti già finiti, come pasta, crackers, pane, persino fette biscottate. In realtà, pure nei grossi store della GDO, si ha una qualche difficoltà a trovare qualcosa di diverso da farina e pasta, mentre altri prodotti sono più frequenti nei piccoli supermarket bio. In ogni caso, assolutamente da provare è la pasta fatta in casa a base di questa farina, sia con che senza uovo, con una consistenza e un aroma davvero sorprendenti.  MusGra, il Museo del Grano di Rieti

MusGra, ovvero il Museo del Grano a Rieti, è la testimonianza concreta del forte legame tra questo prodotto e la piana reatina. Ma non aspettatevi un silenzioso atrio, con teche contenenti attrezzi antichi, sale multimediali e cartelloni informativi.

Il museo, il cui nome esteso è Museo della Scienza del Grano “Nazareno Strampelli”, è un luogo virtuale, un sito internet, basato sul libro “La scienza del grano” di Roberto Lorenzetti, edito grazie al supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si parla di Strampelli e delle sue scoperte, e vi sono riportate integralmente le schede originali redatte dallo studioso.

L’accesso è, ovviamente e naturalmente, gratuito: qui non esiste il biglietto di ingresso!

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