Patata turchesa

Patata turchesa


La patata turchesa deve il suo nome forse dal colore della sua buccia oppure dalla sua origine straniera (turchesa, turca). Un prodotto alimentare tipico della Sabina che fino agli inizi del 2000 sopravviveva solo nei ricordi degli anziani, quando fu avviato un progetto di recupero. I 33 tuberi sopravvissuti, grazie alla scienza, sono stati moltiplicati in laboratorio, tanto da ottenere 10.000 mini patate da piantare. Ecco come la patata turchesa è tornata a rivivere!

La patata turchesa, la straniera ritrovata

La patata non è un prodotto autoctono italiano, men che meno sabino, ma è stata importata dalle Americhe nel corso del Settecento. Da allora, però, il “pane dei contadini” ha avuto una diffusione enorme in Europa, grazie alla sua resistenza a condizioni proibitive e grazie all’elevato potere saziante che permetteva anche ai poveri di avere una fonte di nutrienti a basso costo. Nel corso del tempo, le antiche varietà sono state soppiantate da altre, che magari promettevano maggiore resa: è stato il caso della patata turchesa.

Perché si chiama turchesa?

C’è chi dice che il suo nome derivi dal colore della buccia, quel violetto bluastro che potrebbe ricordare il turchese. In realtà, è molto più probabile che i nomi con cui questo tubero è conosciuto, turchesa, turca, turchessa, siano indicativi della percezione dell’alterità di questo prodotto, dell’origine straniera – si pensi all’analogo meccanismo linguistico nel termine grano turco. Sta di fatto che, fino a agli inizi del 2000, questa varietà era completamente dimenticata, presente solo nei ricordi degli anziani, soppiantata dalla Patata del Fucino, dalla superficie liscia quando la turchesa è bitorzoluta, e che regalava raccolti maggiori.

Da non confondere con le patate vitellotte o con le blue star, entrambe con la caratteristica colorazione viola anche all’interno, e provenienti da aree geografiche diverse.

Il progetto di recupero

Nel Parco Nazionale del Gran Sasso, a partire dal 2002, è stato avviato il recupero di questa antica coltura a partire da pochi tuberi – solo 33 – rinvenuti presso Isola del Gran Sasso e San Pietro di Crognaleto, sulla scia dei ricordi degli anziani, che ricordavano questa patata buonissima, da mangiare con tutta la buccia. Gli intenti, oltre a quello di preservare la biodiversità, salvando un’antica varietà colturale dall’oblio, erano quelli di introdurre nuove possibilità di reddito per l’agricoltura della zona e infine di stilare un programma di coltivazione eco-compatibile.

Quindi, si è tentata la riproduzione in vitro con risultati sorprendenti – dopo un anno si avevano a disposizione 10.000 mini patate da piantare – e ciò ha invogliato una serie di coltivatori ad aderire alla neonata Associazione dei Produttori della Patata Turchesa, un organismo senza scopo di lucro con la mission di promuovere le conoscenze dell’agricoltura e della cucina tradizionali, lo scambio dei saperi popolari, gli usi a questi riconducibili e, in parallelo, le innovazioni che devono essere introdotte nel rispetto dell’ambiente e della tradizione stessa.

Metodi e luoghi di coltivazione della patata turchesa: le linee guida dettate dall’associazione dei produttori

Coerentemente con gli intenti che aveva assunto l’ente Parco nel tentativo di recupero, tutti i disciplinari relativi alla produzione della patata turchesa chiedono un utilizzo esclusivo di modalità di coltivazione a basso impatto ambientale e l’uso di soli mezzi meccanici e manuali, sia per la concimazione, che per il controllo dei parassiti che per la conservazione post raccolto. Coltivarla a più di 1000 metri di altitudine, in campi possibilmente esposti al vento, rendono più difficile l’attacco dei parassiti. Non è difficile trovare coltivazioni di patata turchesa anche a 1600 metri di altitudine.

Tutto questo deve avvenire nel rigoroso rispetto dei tempi dettati dalla natura: si semina da marzo a maggio, mentre si raccoglie dalla fine dell’estate fino ad ottobre, a seconda dell’annata e del clima. La pianta, se la stagione lo consente, produce anche fiori, dalla caratteristica sfumatura azzurra, della stessa gamma cromatica della buccia, e dei frutti simili a delle bacche, o a piccoli pomodori, di colore scuro, contenenti i semi.

Vengono chiaramente definite anche le modalità di coltivazione delle patate da riproduzione – scopo che si prefiggono i produttori associati è anche quello di conservare e tramandare i semi – ma anche di raccolta e conservazione.

Dove si coltiva? Il territorio è quello montuoso del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e interessa le province di Rieti, L’Aquila, Teramo, Pescara. Più precisamente, i comuni intorno L’Aquila sono Assergi, Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Campotosto; in provincia di Teramo, Isola del Gran Sasso, Arsita, Valle Castellana, Campli.  In provincia di Pescara, annoveriamo Farindola, Villa Celiera, mentre in quella di Rieti troviamo Accumoli e Amatrice. Non solo Sabina, ma, comunque, tanta Sabina!

Le caratteristiche della patata turchesa

Il prodotto finale è inconfondibile: la buccia esterna è caratterizzata dal colore viola, mentre la pasta interna è bianca. Sempre all’esterno, come è tipico delle varietà antiche, la patata turchesa ha un andamento bitorzoluto, e presenta sulla superficie molti occhi incavati. Ma la garanzia di sapere quello che si mangia viene dal fatto che il mancato rispetto di queste disposizioni determina l’uscita, con effetto immediato, dall’Associazione dei Produttori della patata turchesa.

Le proprietà nutritive della patata turchesa

Il colore della buccia è indizio forte della presenza degli antociani, sostanze dalle spiccate proprietà antiossidanti, che riducono notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari, ma che aiutano anche nella prevenzione dei tumori. Queste sostanze sono condivise da tutti i vegetali di questo colore blu/viola – di solito, in associazione quasi immediata, viene da pensare ai mirtilli, ma le patate turchesa ne contengono addirittura in misura maggiore, vicine, in questo, più al cavolo.

Un altro beneficio è da ricondurre alla presenza, in discrete quantità, di vitamine A e C, nonché di svariati minerali, in primis il potassio. La presenza di fibre, e le poche calorie, ne fanno un alimento adatto anche a chi è a dieta.

Andiamo in cucina: come prepariamo le patate turchesa?

Il metodo di cottura che maggiormente le valorizza è senza dubbio quella lenta sotto la brace, con tutta la buccia, mentre la consistenza granulosa, povera di acqua, la rende adatta a molti tipi di cottura, compresa quella al vapore e al forno. Qualunque metodo decidiate di adottare, vi consigliamo sempre di farlo mantenendo la buccia, dove si concentra la maggior parte delle sostanze nutritive.

In ogni caso, parliamo di un prodotto estremamente versatile: immaginatelo in una veloce frittatina, abbinando alle patate, tagliate a piccolissimi tocchetti, appena scottate, verdura di stagione. Un pranzetto veloce e nutriente.

Come ogni altra patata, rispetto alla conservazione, le patate turchesa richiedono un ambiente buio e asciutto; laddove doveste notare, soprattutto nella pasta, sfumature verdastre, questo è sintomo della formazione di una tossina che rende sconsigliato il consumo del prodotto.

Certificazioni e riconoscimenti del prodotto

Nel 2011 è stata inserita nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) delle Regioni Lazio e Abruzzo, diventando a pieno titolo un prodotto tradizionale tanto laziale, quanto abruzzese.

Alcuni dei comuni interessati dalla produzione si sono mossi con iniziative autonome con il conferimento del marchio Denominazione Comunale: ad esempio Amatrice ha creato un apposito disciplinare per determinare con precisione le caratteristiche del prodotto “Patata Turchesa di Amatrice”, coltivata nel territorio di Amatrice e Accumoli.

Più trasversalmente, è stato creato, in parallelo con l’Associazione dei Produttori, un apposito Presidio Slow Food a monitorarne la produzione, la qualità e la commercializzazione.

Dove si coltiva

Accumoli (RI)
Amatrice (RI)

Periodo di semina

Da marzo a maggio

Periodo di raccolta

Dalla fine dell’estate ad ottobre

Piatti tipici

Gnocchi con patata turchesa
Patata turchesa cotta alla brace

Certificazioni e Riconoscimenti

PAT (Prodotti Agroalimentari Tipici) del Lazio e dell’Abruzzo
De.Co. (Denominazione Comunale d’Origine) di Amatrice e Accumoli
Presidio Slow Food
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